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Un padre che risponde al pianto di suo figlio, che lo culla, che gli cambia i pannolini e che gli insegna le sue prime parole, non sta “aiutando” la mamma, sta esercitando il ruolo più bello e responsabile della sua vita: quello della paternità. Si tratta certo di sfumature del linguaggio che, come una trappola nascosta, molto spesso ci ingannano e che dobbiamo iniziare a combattere.

Al giorno d’oggi, e per nostra sorpresa, continuiamo a sentire molte persone che, a voce alta, dicono le tipiche frasi come “mio marito mi aiuta con le faccende domestiche” oppure “io aiuto mia moglie a badare ai bambini”. È come se i compiti e le responsabilità di una casa e di una famiglia avessero un’appartenenza specifica, un segno distintivo associato al sesso e del quale ancora non ci siamo liberati del tutto.

“Un padre non è chi dà la vita, un padre è chi ci cresce con amore”

La figura del padre è rilevante come quella della madre. Nonostante ciò, è ovvio che il primo legame stretto del neonato durante i primi mesi di vita si concentra sulla figura materna. Eppure, al giorno d’oggi, l’immagine classica del padre nel quale si racchiude tutta l’autorità ferrea e che rappresenta il sostegno economico della casa non riflette più la realtà e deve essere eliminata.

Dobbiamo porre fine all’ormai antiquato schema patriarcale nel quale le faccende vengono “sessualizzate” in rosa o blu, per poter favorire veri cambiamenti nella nostra società. Per riuscirci, dobbiamo seminare il cambiamento nell’ambiente privato delle nostre case e, soprattutto, nel nostro linguaggio.

Perché il papà “non aiuta”, non è una persona che, ogni tanto, passa per casa e alleggerisce il lavoro della propria compagna. Un padre è un genitore che sa essere presente, che ama e che si prende cura dei figli, e che si prende la responsabilità di ciò che dà un senso alla sua vita: la famiglia.

Il cervello degli uomini quando crescono un figlio

Ciò che tutti sappiamo è che il cervello delle mamme subisce dei cambiamenti sorprendenti quando crescono un bambino. La gravidanza stessa, l’allattamento e la cura quotidiana del bambino favoriscono una ristrutturazione del cervello che ha lo scopo di adattarsi a questo momento. Si tratta di un fatto sorprendete. Non solo aumentano i livelli di ossitocina, ma cambiano anche le sinapsi neuronali così da aumentare la sensibilità e la percezione che permettono alla madre di riconoscere lo stato d’animo del suo bambino.

Che cosa succede invece con il padre? È forse un mero spettatore biologicamente immune a ciò che sta accadendo? Assolutamente no, anzi, anche il cervello degli uomini cambia e lo fa in modo semplicemente spettacolare. Stando ad uno studio condotto dal Gonda Brain Research Center dell’Università di Bar-Ilan, se un uomo esercita un ruolo primario nella cura del neonato, vive gli stessi cambiamenti neuronali di una donna.

Grazie a diverse TAC cerebrali, effettuate sia su padri eterosessuali sia su padri omosessuali, è stato dimostrato che l’attività delle amigdale del padre è 5 volte più intensa rispetto alle condizioni normali. Questa struttura è direttamente collegata alla recezione del pericolo e ad una maggiore sensibilità nei confronti del mondo emotivo dei neonati.

Inoltre, e forse questo sorprenderà molti di voi, i livelli di ossitocina prodotti da un padre che esercita il ruolo di genitore primario sono alti quanto quelli di una donna che esercita allo stesso modo il suo ruolo di mamma. Tutto ciò ci fa capire ciò che già sapevamo: un padre può relazionarsi con i suoi figli allo stesso livello emotivo della madre.

La paternità e la maternità responsabili

Ci sono genitori che non sanno come essere presenti. Ci sono madri tossiche, padri meravigliosi che crescono i loro figli da soli e mamme straordinarie che lasciano un segno incancellabile nel cuore dei loro figli. Crescere un figlio è una vera e propria sfida per alcuni genitori che non sono pronti, ma che altri riescono ad affrontare come la prova più preziosa della loro vita.

“Sia gli uomini sia le donne devono sentirsi liberi di essere forti: è tempo di pensare al genere come ad uno spettro, e non come a due insiemi di valori opposti. Se smettiamo di definirci l’un l’altro in base a cosa non siamo, e cominciamo a definire noi stessi in base a chi siamo, possiamo essere tutti più liberi.”

-Discorso di Emma Watson alle Nazioni Unite-

Detto ciò, vogliamo chiarire un aspetto importante: la buona paternità e la buona maternità non conoscono sessi, ma persone. Ogni coppia, inoltre, conosce le proprie necessità e svolge il compito di crescere i propri figli e di prendersene cura in base alle proprie caratteristiche. Ciò significa che sono i membri stessi della coppia a stabilire la divisione delle responsabilità domestiche e familiari a seconda delle possibilità di ognuno dei due genitori.

Arrivare a degli accordi, essere complici l’uno dell’altro e avere chiaro che la cura dei figli è una responsabilità mutua e non un’esclusiva di uno dei due, creerà quell’armonia che favorisce la crescita di bambini felici che hanno buoni modelli da seguire.

In più, e ben oltre i grandi sforzi che ogni famiglia fa dentro la propria casa, è necessario che la società sia sensibile a questo tipo di linguaggio che nutre le etichette sessiste e gli stereotipi.

Le mamme che inseguono una carriera professionale e che lottano per ottenere una certa posizione all’interno della società non sono “cattive madri” e di certo non ignorano i propri figli. Allo stesso modo, i papà che danno il biberon al proprio figlio, che cercano rimedi per curare lo loro coliche, che vanno a comprare i pannolini o che fanno loro il bagnetto tutte le sere non stanno aiutando: esercitano la loro paternità.

Domenica, 20 Maggio 2018 21:28

Psicologo giovane o anziano? Donna o uomo?

Se c'è qualcosa di misterioso, è il modo che ogni paziente ha di scegliere il proprio psicologo. Spesso il professionista psicologo si affanna ad apparire in un certo modo su internet, a scrivere determinate cose, sperando di "convincere" i pazienti a contattarlo. Tuttavia, la scelta del proprio psicologo da parte di un paziente è del tutto misteriosa, creativa e soggettiva. 

Una cosa che mi fa sorridere è sentirmi definire ancora una giovane psicologa: un tempo forse, oggi direi proprio di no. Nonostante ciò, mi rendo conto che il mio aspetto giovanile costituisce in alcuni casi un problema per alcune persone. Solo dopo aver letto il mio curriculum o avermi conosciuta professionalmente, i pazienti superano il preconcetto dell'aspetto esteriore. Al contrario, altre persone vengono attratte dal mio aspetto, definito spesso "rassicurante". Ancora: molti pazienti mi scelgono in quanto donna, altri non lo fanno perché credono di potersi trovare in difficoltà a trattare alcuni argomenti con una donna. Ma, donna o uomo che sia, lo psicologo è formato ad ascoltare le problematiche riguardanti entrambi i sessi, quindi il sesso di appartenenza non fa alcuna differenza.

Quello che è sicuramente consigliabile è che bisogna scegliere uno psicologo che ci faccia sentire accolti e compresi ma anche un professionista adeguatamente formato e competente.
Il consiglio, quindi, è di guardare l'insieme (la foto su internet, il curriculum, gli articoli che pubblica etc.) e, soprattutto, di incontrare lo psicologo di persona. Solo dopo si potranno fare le opportune valutazioni.

La psicoterapia è un ottimo strumento per affrontare i nostri problemi da un altro punto di vista. Gli amici possono darci consigli, ma molte volte non sono sufficienti o non corrispondono esattamente a quello di cui abbiamo bisogno. È allora che entra in scena lo psicologo.

La società sta finalmente iniziando a capire che la psicoterapia non è una “cosa da pazzi”, bensì che un numero sempre maggiore di persone cerca in essa un contributo che non sono capaci di trovare altrove.

Per chiedere aiuto ad uno psicologo, non è necessario essere “pazzo” o “fuori di testa”. Al giorno d’oggi è molto comune andare in terapia persino per migliorare e conoscersi meglio. La psicoterapia per molti è divenuta uno spazio nel quale esplorare le proprie luci e le proprie ombre ed imparare da esse. Non si tratta di ricevere consigli da qualcuno che non ci conosce, bensì di imparare a vedere i nostri problemi da un’altra prospettiva.

Idee errate sulla psicoterapia

Molte persone continuano a pensare che dallo psicologo ci si debba sdraiare su un divano in cerca di traumi infantili che possano spiegare i sentimenti attuali. Altre pensano che il terapeuta sia una persona che risolverà i conflitti del paziente o del cliente senza che questi debba fare alcuno sforzo. Vi sono anche persone che pensano tutto il contrario, ovvero che lo psicologo sia un agente passivo della terapia che si limita ad ascoltare.

Tutte queste sono idee errate su come si svolge al giorno d’oggi una seduta di psicoterapia. L’immagine del divano appartiene al mondo della psicoanalisi, ma attualmente non tutti gli psicoanalisti ne hanno uno. In questo senso potremmo dire che, soprattutto in Europa, l’evoluzione della psicologia ha bandito i divani rendendoli un’eccezione e non la regola.

Gli psicologi non danno risposte, aiutano a trovarle, alcuni porranno persino domande a cui non avevamo mai pensato e che possono essere (o meno) rilevanti per il problema. In base alla situazione, inoltre, proporranno anche alcuni esercizi che potranno facilitare tale compito. Il mondo della psicoterapia si è evoluto molto ed è possibile trovare diverse correnti, quali la terapia cognitivo-comportamentale  o quelle di terza generazione (mindfulness, terapia umanistica, terapia sistemica, etc), che si basano sul confronto faccia a faccia.

Perché fa bene andare dallo psicologo ogni tanto?

La psicoterapia non è riservata solo alle persone affette da patologie mentali. È un’ottima risorsa per tutti, perché nessuno è invincibile e a volte abbiamo bisogno di punti di vista esterni che arricchiscano il nostro. Non siamo nemmeno perfetti, dunque è facile commettere errori che dovremmo analizzare per evitare di ripeterli.

“Spesso si dice che questa o quella persona non ha ancora trovato il vero Io. Ma il vero Io non è qualcosa che si trova. È qualcosa che si crea.”

-Thomas Szasz-

Andare dallo psicologo è necessario per molte persone. Per altre, non è obbligatorio, certo, ma di sicuro gioverà alla loro salute mentale ed emotiva. La vita ci presenta situazioni, traumi e momenti difficili che non siamo costretti a saper gestire da soli. In questo senso, la psicoterapia si offre come risorsa per aiutarci. 

7 motivi per i quali la psicoterapia può aiutarci

È interessante analizzare i diversi motivi per i quali la psicoterapia è una buona risorsa per qualsiasi persona in determinati momenti della sua vita, che non devono per forza implicare tristezza o ansia. Iniziamo!

Allevia la sofferenza offrendo nuovi occhiali con cui guardare il mondo 

La psicoterapia ci insegna strategie per ridurre il nostro malessere e la nostra angoscia. Per di più, non ne allevia solo i sintomi, ma aiuta a comprendere come siano arrivati nella nostra vita e perché persistono. Ad esempio, non ci aiuterà solo a ridurre l’ansia che proviamo, ma anche a capire perché è giunta in un determinato momento della nostra vita, in modo da osservare quello che ci succede da un altro punto di vista.

Protegge la salute emotiva per comprendere meglio le nostre emozioni 

Il processo psicoterapeutico è una buona risorsa per migliorare la nostra intelligenza emotiva. Approfondisce le nostra paure ed emozioni represse per portarle alla luce e iniziare ad esprimerle. In questo modo, non rappresenteranno più un problema.

Ad esempio, se avete paura di rimanere soli, può essere utile condividere questa paura per poterla gestire in un altro modo con l’aiuto dello psicologo.

Invita ad uscire dalla zona di comfort

Quello che conosciamo già non sempre rappresenta il meglio per noi. È per questo motivo che una buona psicoterapia può aiutare ad esplorare le zone sconosciute e a maneggiare l’incertezza con più calma.

Ad esempio, immaginate di soffrire perché non avete amici, ma non fate nulla per rimediare a questa situazione. Imparare ad aprirvi e ad esprimervi con lo psicologo vi sarà molto utile per realizzare, in seguito, nuove attività che vi permetteranno di conoscere gente nuova.

Aiuta a prendere le distanze dai problemi e a vederli da una prospettiva migliore

Quando siamo immersi nei nostri problemi, molte volte è difficile trovare una soluzione. In questo senso, lo psicologo può aiutarci ad ampliare il nostro ventaglio di opzioni e anche a capire perché alcune idee, pur essendo valide secondo un ragionamento logico, suscitano in noi un rifiuto.

Ad esempio, se avete un problema con un parente, mettersi nei suoi panni durante la sessione di psicoterapia grazie a un role-play, vi permetterà di capire meglio il conflitto.

Ci permette di conoscere meglio i nostri diversi aspetti

Non ci conosciamo mai del tutto, vi sono sempre aspetti di noi stessi da esplorare e comprendere. A volte rifiutiamo, consapevolmente, alcuni nostri modi di essere e agire.

Ad esempio, durante la seduta, possiamo capire quali aspetti di noi non accettiamo e iniziare a riconciliarci con essi.

Schiarisce la mente e ci permette di vedere le cose importanti della vita

Spesso ci lasciamo offuscare così tanto da quello che non va per il verso giusto da dimenticare di dare valore alle cose davvero importanti, di godere del nostro presente, dei nostri affetti e delle persone a noi care.

Ad esempio, possiamo immergerci così tanto nel lavoro da trascurare il nostro rapporto di coppia. La psicoterapia ci aiuta a relativizzare i problemi e a valorizzare gli elementi davvero importanti.

Favorisce l’autoconoscenza e l’atteggiamento compassionevole

Addentrarsi in un processo di autoconoscenza ci permette di prendere coscienza di molti pensieri, emozioni e atteggiamenti che ignoravamo. A volte, ad esempio, ci trattiamo male senza rendercene conto; la psicoterapia ci aiuta a fomentare l’autocompassione, la pazienza e ad essere più comprensivi con noi stessi.

Rafforzare la propria salute mentale per prevenire possibili crolli emotivi 

La psicoterapia è un’ottima risorsa per rafforzare l’autostima e recuperare la sintonia con la nostra anima che spesso perdiamo nella voragine dello stress giornaliero. D’altro canto, a nostra disposizione abbiamo già numerosi strumenti per affrontare il problema, la psicoterapia ci aiuterà solo ad esserne consapevoli e a scegliere il più adatto in ogni momento.

Ricordate che scegliamo noi il nostro destino e, sempre noi, impugniamo il timone con cui dirigere la nave. Possiamo imparare a tenerla a galla oppure a navigare mentre gioiamo del processo. Non abbiate timore di chiedere aiuto, non vi renderà più deboli, tutto il contrario.

Non è mai tardi per scoprire i benefici della psicoterapia e iniziare a godere delle nostre giornate senza tanta oppressione né mal di testa. La psicoterapia è indicata a tutti, perché siamo umani, passiamo tutti periodi difficili e non sempre sappiamo risolverli da soli. Condividere il nostro malessere e trarre beneficio da un trattamento psicologico può essere una grande decisione, a lungo andare la nostra salute mentale ci ringrazierà.

Con la pubblicazione del Decreto sui nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) in Gazzetta, il diritto dei cittadini all’assistenza psicologica diviene norma dello Stato. Gli interventi psicologici e psicoterapici acquistano maggiore spazio nei settori della salute mentale dell’infanzia e degli adulti, nelle dipendenze e nelle disabilità.

La maggiore novità è il riconoscimento del diritto alle persone (minori o adulti), alle coppie, alle famiglie in situazioni di “disagio psicologico” di avere un intervento psicologico.

Ora il Ministero della Salute e le Regioni dovranno dare attuazione a queste norme, che riconoscono il lavoro fatto in questi anni al Tavolo Tecnico per la Psicologia al Ministero della Salute.

La Task Force sui LEA attivata dall’Ordine nazionale sta elaborando proposte – che saranno poi vagliate dal Consiglio Nazionale – affinché tali importantissimi principi non rimangano inattuati, sia attraverso il potenziamento dei servizi psicologici pubblici che attraverso forme di convenzione con i liberi professionisti. Uno dei primi passi sarà una campagna di informazione e sensibilizzazione rivolta alla categoria e ai cittadini.

“Gli interventi psicologici diventano “diritti esigibili”, finalmente alla pari con tutti gli altri bisogni di salute” ha affermato il presidente del CNOP Fulvio Giardina. “Gli aspetti psicologici e gli Psicologi come parte pienamente riconosciuta del sistema salute, un grande passo che dovrà coinvolgere tutta la professione” ha commentato il coordinatore della Task Force LEA del CNOP David Lazzari.

Mercoledì, 07 Marzo 2018 18:42

Difficoltà nell'orientamento sessuale

Il termine disforia di genere indica quella condizione in cui una persona sente di appartenere al sesso opposto a quello biologico.

Tale vissuto psicologico è indipendente dall'orientamento sessuale e non va confuso con esso: infatti, un transessuale biologicamente maschio che si sente donna (MtF) può essere sia eterosessuale sia lesbica, così come un transessuale biologicamente femmina che si sente maschio (FtM) può essere sia eterosessuale sia omosessuale.

Il vissuto di disagio che deriva da questa condizione richiede spesso interventi psicoterapeutici di sostegno oltre alla possibilità di accedere ai percorsi di riattribuzione sessuale chirurgica.

Per quanto riguarda le difficoltà nell'orientamento sessuale, il sostegno psicologico è finalizzato alla comprensione delle preferenze sessuali personali di ogni individuo.

"La salute sessuale richiede un approccio positivo e rispettoso alla sessualità e alle relazioni sessuali, così come la possibilità di avere esperienze sessuali piacevoli e sicure, libere da coercizioni, discriminazioni e violenza. Perché la salute sessuale venga raggiunta e mantenuta, i diritti sessuali di tutte le persone devono essere rispettati, protetti e soddisfatti" (World Health Organization. Sexual Health: Working Definitions; 2003). Quindi l'individuo gode di buona salute sessuale quando ha un benessere fisico ed emotivo nell'ambito della sessualità.

Lunedì, 11 Dicembre 2017 20:42

Salute Riproduttiva e PMA

Salute Riproduttiva e PMA
23-30 ottobre e 6-12-20-27 novembre 2017
Sala Riunioni Centro Medico San Luca - Bari
Sala Riunioni Hotel Masseria Donnaloia - Monopoli (Italia)

Domenica, 19 Novembre 2017 15:49

Sigmund Freud

«Non tutti si azzardano a esprimere un giudizio su temi di fisica, e tutti invece – il filosofo come l’uomo della strada – hanno un loro parere da esternare su problemi di psicologia, e si comportano come se fossero quantomeno psicologi dilettanti.
Mentre accettiamo di buon grado la distanza incolmabile che c’è tra senso comune e fisica teorica riguardo concetti come forza, massa, velocità; non siamo disposti ad ammettere la stessa distanza tra l’uso comune e l’uso psicoanalitico di concetti come pulsione, inconscio, desiderio, sintomo, piacere, godimento, ripetizione, atto… 
Qui tutti si sentono di dover esternare il loro parere e contestarne l’uso specialistico. »
Sigmund Freud

Opere. Volume XI. 
L'uomo Mosè e la religione monoteistica e altri scritti, p.641.

Domenica, 19 Novembre 2017 15:45

Il partner che attrai è ciò che sei

Due donne che si lamentano con me del loro partner, a distanza di poche ore, indicano chiaramente che è tempo di scrivere un articolo al riguardo!

Secondo Dethlefsen, uno dei padri della medicina naturale (*) ci innamoriamo della nostra ombra, cioè della nostra parte inconscia, che non conosciamo. Da più parti ci viene detto che la persona che attraiamo non è mai un caso; se così tanti ci lasciano indifferenti e proprio quell’uomo – o quella donna – ci fanno “sbarellare”  gli ormoni, c’è un perché!

Ho scritto molto al riguardo, soprattutto in relazione al fatto che, nelle relazioni sentimentali, di solito riviviamo le ferite che abbiamo subito nell’infanzia (puoi trovare il mio E-book qui); è chiaro, quindi, che la persona da cui veniamo attratti ha delle caratteristiche simili a quelle di nostro padre o di nostra madre, o di chi ne ha fatto le veci. Logicamente la cosa non è per niente evidente, e lo diventa solo dopo molto tempo, e solo per chi è davvero disposto a tuffarsi in profondità e vedere certe cose di sé.

La maggioranza, non serve dirlo, continua imperterrita a inveire contro colui o colei che lo ha fatto sentire rifiutato, abbandonato, tradito, umiliato o trattato ingiustamente. Il colpevole e responsabile è l’altro, e con questo sembra che tutto sia risolto. Peccato che, alla storia successiva, le cose si ripetano.

I più intelligenti, dopo diversi tentativi, iniziano a dire, tra sé e sé: “Ma allora sono io! Dipende da me!”. Ecco, questi sono quelli che meritano una standing-ovation, soprattutto se, poi, si prendono anche la briga di volerne sapere di più e cercano il modo di capire le loro responsabilità.

Quello che mi interessa dire oggi, però, è qualcosa in più, e l’ho indicato nel titolo: la persona di cui mi innamoro rappresenta la parte di me che non conosco.

Per farmi capire è meglio che faccia qualche esempio…

La donna che si è lamentata con me di avere attratto marito e compagni che, a lungo andare, si rivelano uguali, cioè sfruttano il suo lavorare senza sosta, si fanno mantenere, intrattengono altre relazioni lasciandole tutti i gravami di situazioni intricate e pesanti, anziché continuare ad esprimere la sua energia maschile dovrebbe imparare a conoscere, integrare ed amare la sua parte femminile. Avrebbe bisogno di sentirsi tranquilla e serena, avendo accanto qualcuno che provveda ai bisogni economici della famiglia; ha bisogno di riconoscere ed integrare la parte di sé più debole e disponibile ad affidarsi agli altri, a chiedere aiuto, a lasciarsi andare.

La donna che mi dice di aver incontrato un uomo narcisista e manipolatore, probabilmente ha bisogno di riconoscere la parte di sé che cerca attenzioni mostrandosi brava, efficiente, calorosa, oppure vittima innocente. Anche queste doti possono servire ad attrarre attenzioni, ad ottenere riconoscimento ed apprezzamento, e solo riconoscendolo potrà imparare ad amare se stessa anche nelle proprie imperfezioni e fragilità.

Per me stessa è stata una sorpresa riconoscere in me le caratteristiche della persona che avevo sposato, che ritenevo rude, grezza e grossolana, mentre io sembravo il ritratto della finezza. Frequentando per un certo periodo una scuola di ballo ed uscendo con i miei compagni di corso mi sono ritrovata a rispondere a tono alle battute più sconce, a conoscere la mia parte più sguaiata e volgare, che non avevo mai manifestato, eppure c’è.

Alla donna che si è lamentata del fatto che incontrava solo “molluschi”, che sentiva l’esigenza di “raddrizzare” riprendendoli ferocemente, ho fatto notare che, finchè non avesse riconosciuto il “mollusco” che c’era in lei, non avrebbe potuto attrarre uomini che non si “ammosciassero” nell’intimità.

Imparando ad amare l’altro, impariamo ad amare la parte di noi che non conosciamo, quella bambina o quel bambino che sono nascosti profondamente dentro di noi, di cui non sappiamo più nulla. Le nostre storie d’amore servono a farci conoscere noi stessi, a farci sapere chi siamo, a farci capire come abbiamo trattato noi stessi finora e quanto bisogno abbiamo di manifestare ciò che giace sepolto nel nostro inconscio.

L’amore può durare, ed allora insieme impareremo a smussarci e ad accogliere l’uno le caratteristiche dell’altro, amandole così come sono; oppure può finire, e l’insegnamento che dobbiamo trarne è comprendere ciò che l’altro ci ha mostrato di noi.

Ognuno ci fa da specchio e, in questo specchio, possiamo ritrovare ciò che abbiamo rimosso e che rappresenta la nostra Verità. Riconoscendola, accettandola, integrandola ed amandola, possiamo imparare ad amare noi stessi e, facendolo, incontrare qualcuno che ci amerà così come siamo.

Valeria Pisano

(*) T. Dethlefsen, “Malattia e destino”, Ed. Mediterranee

Può capitare che, a causa di problemi importanti, il paziente non possa presentarsi all'appuntamento con il proprio psicoterapeuta: chi frequenta lo studio di uno psicologo sa che una delle regole della relazione terapeutica consiste nell'avvisare con largo anticipo (almeno 24 ore prima) della propria eventuale assenza.

Come mai è così importante?

Guardiamo la questione da più punti di vista.

Pensate di avere un appuntamento con un amico: è buona regola avvisarlo se non potete più andarci? Oppure scegliereste di lasciarlo lì in un bar ad attendervi inutilmente?

Lo psicoterapeuta lavora su appuntamento, ciò significa che un preciso spazio (ogni settimana, lo stesso giorno alla stessa ora) è dedicato a quel preciso paziente. Se questo paziente non dovesse presentarsi, il terapeuta non potrebbe accogliere nessun'altra persona che, magari, ha necessità di ricevere aiuto.

Lo psicoterapeuta, inoltre, riserva uno spazio mentale ad ogni singolo paziente: se non ci presentiamo al nostro appuntamento e non lo avvisiamo, lo faremo lavorare per noi anche in nostra assenza. Per questo motivo, le sedute mancate senza preavviso si devono ugualmente pagare.

Non solo, il vostro terapeuta si reca in studio ad attendere voi: appositamente per attendere voi. Anche quando fuori nevica, il vostro psicoterapeuta andrà in studio per voi. Avvisarlo con anticipo eviterà di fargli prendere tanto freddo in inverno e tanto caldo d'estate.

Martedì, 13 Dicembre 2016 10:25

I vantaggi della Psicoterapia di Gruppo

Cosa dovrebbe spingerci a scegliere una psicoterapia di gruppo?

Innanzitutto la RAPIDITA': a differenza della psicoterapia individuale, la gruppoanalisi (psicoterapia di gruppo) attiva processi di trasformazione più rapidi.
Le problematiche psicologiche su cui è possibile lavorare con il terapeuta, se affrontate in gruppo, vengono "rispecchiate" rapidamente tra tutti i partecipanti: questo vuol dire che ogni membro del gruppo, facendo ricorso alla propria esperienza di vita, diventa una "risorsa terapeutica" per tutti, aiutando sé stesso e gli altri a sciogliere i nodi problematici in maniera più veloce.

La CONVENIENZA ECONOMICA: la terapia di gruppo costa di meno.
Pur essendo molto efficace, il prezzo delle sedute di gruppo è più basso in quanto il contesto gruppale consente al terapeuta di occuparsi di più pazienti nello stesso arco di tempo.

I problemi si affrontano INSIEME, in famiglia.
Sebbene il contesto gruppale non consenta al paziente di ottenere la stessa quantità di attenzione da parte del terapeuta (come invece accade nella terapia individuale) il gruppo permette che siano tutti i partecipanti ad "unire le forze" per occuparsi del problema del singolo.
Come nelle dinamiche familiari, i partecipanti si fanno carico insieme al terapeuta del problema presentato dal singolo, comprendendo ed accogliendo le difficoltà dell'altro come fossero proprie.
E' proprio per questo tipo di clima famigliare che il gruppo è un'esperienza nuova e riparativa delle relazioni negative o traumatiche incontrate precedentemente.

Per saperne di più leggi anche:
"La Gruppoanalisi

Per info.
Dott.ssa Facilone 328 3721698

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Dott.ssa Facilone

Psicologa e Psicoterapeuta ad Orientamento Psicoanalitico, Gruppoanalista, Psicologo Giuridico e Psicopatologo Forense.

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