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Lunedì, 02 Dicembre 2013 13:21

Litigare fa bene alla coppia?

Cerchiamo insieme di capire quando e se fa bene litigare, individuando quelle caratteristiche e dinamiche emotivo- comportamentali che ne stanno alla base.

Il conflitto è un elemento presente in ogni relazione interpersonale: la differenza sta nel fatto che in alcune relazioni si manifesta in modo diretto ed esplicito in altre, invece, viene negato o nascosto.

Il punto, allora, non è se in una coppia è presente un conflitto oppure no, ma piuttosto quelle modalità che i rispettivi partner mettono in atto per gestirlo.

Alcune coppie litigano continuamente per cose minime: ad essere significativo non è tanto la frequenza o l’argomento che attiva la lite, bensì il fatto di non riuscire a gestire il conflitto.

Se il litigio avviene sempre per gli stessi argomenti, evidentemente le liti non sono risolutive e dunque sono state completamente inutili. Una sana litigata, infatti, deve portare ad una soluzione dei problemi, ad una negoziazione delle questioni che creano conflitto, ad una concertazione sulle soluzioni da prendere.

Ognuno considera l'altro il principale responsabile dei litigi e si aspetta che ci sia un'ammissione di tale responsabilità: è proprio questa dinamica che occorre evitare ed interrompere, in quanto rappresenta una “competizione” che porta i membri di una coppia a non “cedere”, potenziando così il loro scontro.

Il litigio rappresenta una forma di comunicazione, molto importante, utilizzata da ciascun membro di una coppia per esprimere qualcosa all’altro. La frequenza delle liti e gli argomenti attivanti ci danno delle informazioni su quella relazione, ma gli aspetti emotivi e la loro intensità sono essenziali per comprenderne il significato: l’espressione di sentimenti, rabbia, dolore possono essere espressi con diversi gradi di intensità emotiva a seconda dei quali la coppia possiede o manca di quelle capacità necessarie per risolvere il problema con successo.

Ma da cosa dipende il conflitto? Possono esservi ragioni profonde, ma anche difficoltà di comunicazione: a volte, sentendosi incompresi, si finisce per non confidarsi più con il proprio/la propria partner e questo atteggiamento porta la coppia a vivere in uno stato di isolamento, dove i problemi non vengono mai affrontati, ma solo vissuti nel silenzio e nel risentimento.

A volte invece si parla troppo, ci si confida eccessivamente e questo rafforza il legame di amicizia, di solidarietà fra i due partner, ma spegne la passione, che si basa invece sul mistero e sull’incertezza. I problemi possono riguardare aspettative, bisogni e desideri a loro volta incentrati sul denaro, sul sesso, sui figli, sulle rispettive famiglie e così via.

Nel modello elaborato da Feldman (1982) la causa sottostante al conflitto è quella che egli chiama “vulnerabilità narcisistica”: il fenomeno si riferisce ad una bassa autostima, auto-frammentazione ed alla mancanza di un senso di identità.

Altri modelli, invece, fanno riferimento alla probabilità che entrambi i partner abbiano bisogno di un conflitto e della rabbia conseguente per proteggersi da altri sentimenti: essi potrebbero temere l’intimità ed avere bisogno di un rapporto in cui questa venga considerata una cosa impossibile.

Il conflitto e la rabbia sono intimamente correlati: infatti, all’interno di un conflitto sono presenti spesso sentimenti di rabbia, associati alla perdita del controllo e ad un comportamento distruttivo.

La rabbia spesso nasconde altri sentimenti che è necessario esprimere all’altro, altrimenti il partner non potrà rispondere in maniera adeguata. In molti casi, ad esempio, il partner arrabbiato vuole che l’altro capisca quanto si sente ferito e se quest’ultimo non vi riesce il primo, non avendo raggiunto l’obiettivo, si arrabbia ancora di più. Quindi, comprendere il significato e la funzione della rabbia in un litigio è fondamentale: a volte è necessario prendersi un po’ di tempo per esplorare i propri sentimenti, al fine di facilitarne l’espressione e migliorare la comunicazione nella coppia.

Spesso pensiamo che un conflitto equivalga all’aver commesso un grave errore o di aver fallito all’interno della relazione e che quindi sia soltanto un momento negativo con conseguenze esclusivamente distruttive.

Il conflitto, invece, può rappresentare un processo di cambiamento evolutivo.

Questo accade quando, in una relazione, la lite diventa una forza costruttiva, quando la gestione emotivo- comportamentale diventa funzionale alla coppia: entrambi i partner riescono ad ottenere un punto di incontro, si sentono ascoltati, compresi e rispettati, raggiungendo così un senso di competenza e vicinanza.

Molte coppie arrivano alla rottura per la loro incapacità di litigare: infatti, la lite non significa necessariamente distruttività, ma può svolgere una funzione positiva, in quanto facilita l'espressione dei propri sentimenti, la chiarificazione di ciò su cui si è in disaccordo e la visione dei problemi da punti di vista diversi. Litigare, quindi, rappresenta un elemento costitutivo di ogni coppia che bisogna imparare ad affrontare e gestire in maniera positiva.

Talvolta una discussione può degenerare in una situazione distruttiva dovuta ad una escalation della rabbia direttamente proporzionale ad una diminuzione dell’auto controllo.

Gli episodi di aggressività espressi ad alta intensità (lancio degli oggetti, linguaggio violento…) indicano una conflittualità che può avere un effetto distruttivo sulla relazione, in quanto ciò che viene compromesso è proprio lo sviluppo emotivo- relazionale della coppia.

In questo caso, la risoluzione del conflitto dipenderà dalla capacità di comprensione e gestione della rabbia: la coppia riuscirà ad uscire dall’impasse se comprenderà che la “sfida” può essere vinta solo in due, collaborando per riconfermare la propria unione con un maggior senso di competenza.

Possiamo suggerire ad una coppia di seguire alcune regole:

prima di cominciare una discussione è necessario aver valutato i propri sentimenti correlati al problema per facilitarne la comprensione e l’espressione.

Non lamentarsi, ma cercare di esporre un problema alla volta, ascoltando non solo ciò che l’altro esprime a parole, ma le emozioni che sta cercando di comunicare con i gesti, il movimento, lo sguardo.

considerare sempre l’idea di un compromesso, in quanto non esiste una realtà oggettiva, ma la realtà di ciascun partner.

l’atteggiamento deve essere “vincitore- vincitore”: essere disposti a rinunciare a qualcosa per arrivare ad un compromesso rappresenta una vittoria reciproca.

evitare di andarsene, cambiare argomento, distrarsi se la situazione di tensione diventa insopportabile, ma affrontare i sentimenti correlati al problema.

La risoluzione costruttiva del litigio riguarda, quindi, l’accoglienza e la gestione dei sentimenti ed emozioni che emergono dal conflitto di coppia per una successiva comprensione reciproca.

Esistono delle diversità legate al genere maschile e femminile ed è proprio su questa diversità che si fonda il confronto e dal confronto emerge l’opportunità di crescere insieme.

Uno studio condotto dal Prof. T. Smith e coll. dell’University dello Utah su 150 coppie in buona salute ha dimostrato che gli uomini quando litigano cercano di controllare il loro comportamento (anche troppo) mentre le donne mostrano un atteggiamento ostile nei confronti del partner. Questa maggiore ostilità femminile, come il maggior controllo maschile durante le discussioni non deve essere inteso come modalità costruttiva per la coppia, ma anzi si rivela come fattore di rischio per disturbi cardiovascolari.

Diventa, quindi, assolutamente necessario imparare a litigare in modo sano, dobbiamo imparare a comprendere che la comunicazione non è solo parola, ma anche l’espressione dell'intero corpo: comunicare ciò che sentiamo, in cui si intrecciano pensiero, immagine e sentimento costituisce uno sforzo che permette di capire cosa rappresentano i conflitti all’interno di una relazione di coppia e ci permettono di intraprendere un processo di cambiamento dal quale l'unione ne uscirà rafforzata in una prospettiva evolutiva.

Informazioni aggiuntive

  • Scritto da: Dr.ssa Genovesi

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Dott.ssa Facilone

Psicologa e Psicoterapeuta ad Orientamento Psicoanalitico, Gruppoanalista, Psicologo Giuridico e Psicopatologo Forense.

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